L'AUTODIFESA


Parlando chiaro, l'autodifesa non è una faccenda semplice.
Per avere la meglio in una situazione di forte stress come quella dell'aggressione, non occorre essere solo fisicamente più forti, o aver passato ore in palestra: serve avere l'istinto di sopravvivenze e la determinazione per applicarlo, anche fino alle conseguenze più gravi.
Come vedete, si tratta di una situazione di emergenza che può comportare anche “l'andare di male in peggio”.
Ragione per cui la migliore cosa è non andarsi ad infilare in situazioni difficili. Ci sono già tanti soggetti alla ricerca di guai che è stupido aggiungersi alla lista, magari solo per far vedere quanto si è bravi a fare gli eroi.
Punto primo, quindi: non fare gli eroi. Se il nostro aggressore mira al portafogli, diamoglielo. Potrebbe essere sufficientemente disperato per fare una follia, o abile e veloce più di noi. Soldi e documenti si possono rifare, la vita no.
Questo introduce un altro fattore: l'avversario. E' un delinquente incallito, o è un automobilista padre di famiglia esasperato da una giornata difficile che ci ha mandato a quel paese?
Resistiamo alla tentazione di “dare una lezione”. Il delinquente incallito, come detto, ha meno scrupoli nell'aggredirci, è abituato a farlo. Noi, lo stress dell'aggressione l'abbiamo magari simulato in palestra. Sappiamo gestirlo, nella realtà? Il padre di famiglia... magari ha un avvocato più bravo del nostro. Non conviene lasciar perdere il nostro ego e abbozzare agli insulti altrui?

Ancora meglio, cerchiamo di essere sempre all'erta per evitare non solo le situazioni di rischio conclamato, ma anche quelle di rischio potenziale. Ed ovviamente comportiamoci in modo da non essere noi ad attirare possibili guai.

Certo, come accennavo con qualche esempio all'inizio, talvolta lo scontro è inevitabile. Allora bisogna cercare di trovarsi nella situazione di minor svantaggio possibile, attuando atteggiamenti che si acquistano con l'esperienza ma anche con il buon senso, come nel caso del rapinatore col coltello detto prima. Utilizziamo posture dissuasive, parliamo con calma.
Gli aggressori sono in gruppo? Evitiamo di far trasparire la paura, che scatenerebbe il branco, cerchiamo di individuare il leader e, muovendosi con disinvoltura, non ci facciamo mai circondare, cercando invece di mantenere una distanza di sicurezza.
Se poi tutto è inutile e l'obiettivo è proprio quello di colpirci, prepariamoci alla difesa, e attuiamola fino in fondo. Non per dare una lezione a qualcuno, ma per sopravvivere noi.
Uscirne indenni è roba da film, il male minore, oltre a qualche ferita superficiale è la faccenda legale. Ma è il male minore, appunto. Probabilmente le cose andranno molto peggio. E qui si torna al discorso precedente: abbiamo sviluppato l'istinto di sopravvivenza e all'autodifesa, intesa come accettazione dell'idea di neutralizzare l'avversario, qualsiasi cosa significhi?
La sola cosa che può aiutare è la preparazione a questo genere di eventi, costante e ripetuta nel tempo, con simulazioni veritiere ed efficaci per ricreare al meglio le condizioni reali, quando non ci sarà più la possibilità di ripensamenti e tutto dovrà avvenire in modo rapido, automatico ed efficiente.

Aikijujutsu


L’Aikido-Jujutsu o AikiJujutsu è una delle più antiche arti marziali e ha lo scopo di insegnare l’utilizzo del proprio corpo come arma da combattimento.

La nascita dell'AikiJujutsu si deve al maestro Shinra Saburo Yoshimitsu nel periodo Kamakura, che concepì questa disciplina per allenare i praticanti a mirare alle mani ed ai polsi dell’avversario, particolarmente esposti durante i combattimenti. L’insegnamento dell’AikiJujutsu è, in questo periodo, un segreto che solo in pochi possono conoscere. Yoshikiyo, figlio di Yoshimitsu, cambierà il nome in Yoshikiyo Takeda, continuando a sviluppare la disciplina e a divulgarla segretamente all’interno del proprio clan. Alla fine del diciassettesimo secolo l’insegnamento marziale delle scuole Aiki-In-Yo-Ho e  Daito-Ryu Aikijujutsu viene trasmessso all’intero clan degli Aizu, proibendone la diffusione al di fuori dello stesso.  Due secoli dopo Shokaku Takeda ritornò alle origini della disciplina divulgata nella propria famiglia e quindi riprese la pratica del Daito-ryu Aiki-Jutsu. Il figlio di Shokaku Takeda, Tokimune Takeda, fondò il Daitokan divenendo successivamente maestro del futuro fondatore dell’Aikido, Morihei Ueshiba.
Con Tokimune Takeda avviene la liberazione dell’insegnamento dell’AikiJujutsu all’esterno del Giappone e la sua diffusione a livello globale.


In generale possiamo dire che la disciplina permette di raggiungere una coordinazione perfetta e un forte senso di armonia tramite tre fasi successive. La prima contempla l'apprendimento del principio dello Ju, insieme gli atemi diretti alle articolazioni; la seconda è la fase dell’Aiki no Jutsu, nel quale inizia ad essere avvertito il vigore dell'Aiki tramite l’allenamento della respirazione ed inizia ad avvertirsi una sesazione di perdita d’equilibrio: la terza confluisce nell’Aikijutsu, nel quale i movimenti vengono metabolizzati ed interiorizzati, così da percepire e quindi dominare il Ki -o spirito vitale-, dell’avversario.

Aikido


L'Aikido è lo studio di diverse discipline marziali giapponesi.
Non competitivo né agonistico, ha come obiettivo il benessere psicofisico ed il miglioramento di se stessi tramite l'allenamento costante.
Vi sono vari stili e filosofie, ma nel nostro Dojo studiamo l'Aikido a 360 gradi, nella sua completezza.
L'allenamento si basa su di una preparazione atletica di base, una buona didattica, esercizi per lo sviluppo dei riflessi e il movimento aerobico sotto sforzo; lo studio delle armi e delle percussioni, con le possibili applicazioni come difesa personale.
Il tutto con dinamismo e anticipo dei movimenti per arrivare alle velocità nelle tecniche di difesa e di attacco.
In questa sezione introduciamo brevemente le discipline d'interesse. Per chi volesse saperne di più può visitare la Sezione "Metodo".