aikijujutsu

La scuola Daito concepì un inedito sistema di tecniche cui diede il nome di Aiki: AI armonia, unione e KI energia. Tale principio consiste nel fondere armoniosamente l'energia dell'aggredito con quella dell'aggressore, che è il fondamento su cui si basano le tecniche che fanno uso dell'aiki (tecniche di aiki no-jutsu). Accanto a tali tecniche vanno considerate le tecniche di jujitsu, quali percussioni (atemi), strangolamenti (shime), chiavi articolari (Kansetsu), pressioni sui punti vitali (kyushu) e proiezioni (nage). L'integrazione di queste di queste due grandi aree di sviluppo (aiki no-jutsu e jujutsu) è al centro dello studio del Daito-ryu Aikijujutsu.
E' importante sottolineare che tutte le tecniche della scuola Daito sono state create dall'esperienza derivata dai campi di battaglia. Ogni tecnica entrava a far parte del bagaglio della scuola e quindi tramandata solo dopo una rigorosa revisione della sua reale efficacia, effettuata direttamente durante i cruenti combattimenti fatti dal clan Takeda contro gli altri clan rivali.
Contrariamente, le vie marziali moderne (Budo) sono nate intorno al 1890, in epoca di pace, ed hanno creato le proprie tecniche dall'esperienza di un solo uomo (sensei) che le verificava all'interno del suo luogo di pratica (dojo).
Dalla Daito-ryu derivano alcune tra le moderne metodologie marziali, quali: l'Aikido, l'Hapkido coreano, lo Yoseikan budo, l'Hakko-ryu, che a sua volta ha dato origine allo Shorinji Kempo.
Il programma tecnico è molto vasto (oltre 3000 tecniche!) e comprende tutto ciò che i guerrieri (bushi) del clan Takeda studiavano. Occorre sottolineare che questo programma era rivolto a militari professionisti, i quali dedicavano tutto il loro tempo allo studio ed al perfezionamento delle tecniche. Ai giorni nostri è materialmente impossibile sviluppare tale programma, così ogni praticante ha la possibilità di scegliere di sua iniziativa, ed a tempo debito, in base alle proprie esigenze, al proprio carattere, alla propria struttura fisica, ecc… un gruppo "ristretto" di tecniche da perfezionare.
Il primo catalogo oggetto di studio (Hiden Mokuroku) è costituito da 118 tecniche di base, ed è suddiviso in cinque serie (kajo) ordinate secondo una progressione crescente di difficoltà nell'apprendimento.
I) Prima serie (Ikkajo): è costituita da 30 tecniche, delle quali 10 vengono eseguite con Tori (colui che esegue la tecnica) e Uke (colui che attacca) che praticano nella caratteristica posizione in ginocchio (Idori); 5 in cui Uke attacca in piedi, e Tori si difende in ginocchio (Hanza Handachi). Seguono le 10 tecniche in cui sia chi attacca (Uke), sia chi si difende (Tori) praticano in piedi (Tachiai) e per concludere seguono le 5 tecniche in cui Uke attacca Tori alle spalle (Hushiro dori). La strategia che si applica in questa serie di tecniche è Go-no-sen ( aspettare un attacco per poi rispondere )
II) Seconda serie (Nikajo): è composta, come ikkajo, da 30 tecniche che vengono praticate come ikkajo. Due sono le strategie che si applicano in questa serie: Go-no-sen e Sen-no-sen (rispondere nello stesso momento in cui si viene attaccati).
III) Terza serie (Sankajo): composta anch'essa da 30 tecniche, praticate come le precedenti, mediante l'utilizzo di strategie quali Go-no-sen e Sen-no-sen.
IV) Quarta serie (Yonkajo): composta da 15 tecniche eseguite soltanto in Tachiai (cioè sia chi attacca Uke, sia chi esegue la tecnica Tori in piedi).
Le strategie che si applicano in questa serie sono: Sen-no-sen e Sen ( assumere l'iniziativa, quindi attaccare).
V) Quinta serie (Gokajo): Composta da 6 tecniche di jujutsu eseguite in Tachiai più un numero imprecisato di tecniche di difesa contro attacchi armati raccolte in 7 serie:
1) Tasu-dori;
2) Emono-dori;
3) Tanken-dori;
4) Bo-dori;
5) Jutte-dori;
6) Tachi-dori;
7) Kasa-dori.

Tasu-dori
Sono tecniche di difesa contro un attacco da più uke (tasu in giapponese vuol dire addizionare). Gli uke attaccano uno alla volta o tutti assieme; generalmente si preferisce iniziare con due o tre uke, ma i praticanti di alto livello preferiscono utilizzare almeno cinque uke contemporaneamente. E' questa una caratteristica unica del Daito-ryu, dato che il guerriero poteva essere attaccato da più nemici in battaglia, di qui la necessità di studiare questo tipo di difesa.
Emono-dori
Sono tecniche in cui colui che si difende (tori) ha entrambe le mani occupate, come quando si stanno trasportando degli oggetti. In sostanza tori non potrà mai fare una presa, ma dovrà reagire con la restante parte del corpo, escluse le mani. Erano utilizzate dai guerrieri quando trasportavano oggetti (valige ad esempio), mentre facevano la scorta al loro signore (daimyo).
Tanken-dori
Sono tecniche di difesa contro attacchi di coltello mediante l'applicazione delle tecniche di base apprese nelle precedenti serie.
Bo-dori
Sono tecniche di difesa contro attacchi di bastone. Anche qui si applicano le tecniche di base cercando di disarmare ed immobilizzare l'attaccante.
Jutte-dori
Il jutte era un'arma molto utilizzata, soprattutto nel periodo Tokugawa (1603-1867), dalla polizia giapponese. La sua particolare configurazione ( tipo un "tridente") permetteva di difendersi contro attacchi di spada (Katana), la cui lama si incastrava nella biforcazione del jutte consentendo successivamente l'applicazione di una leva articolare.
Tachi-dori
Sono tecniche di difesa contro attacchi di spada (ache qui mediante l'utilizzo del bagaglio tecnico precedentemente appreso) che consentono di immobilizzare l'attaccante.
E importante sottolineare che nel Daito-ryu si preferisce immobilizzare un attaccante piuttosto che proiettarlo; l'immobilizzazione, infatti, consentiva al guerriero di "finire" subito lo scontro per mezzo di un colpo inferto con una qualunqu arma.
Kasa-dori
Sono tecniche di difesa contro diversi tipi di attacchi. La loro peculiarità stà nel fatto che colui che si difende (uke) porta con se in mano un ombrello (kasa), che viene spesso utilizzato come parte integrante della tecnica stessa ( es. utilizzando il manico, ecc…)
In questa quinta ed ultima serie sono applicate tutte e tre le strategie di combattimento, Go-no-sen, Sen-no-sen e Sen. Sarà il praticante a scegliere la strategia più idonea al suo confronto, dato che arrivato a questa serie si sottintende che il praticante di Daito-ryu sia entrato veramente nello stato di "arte",di abilità, cioè si ritiene in grado di applicare le tecniche in maniera libera ed in funzione di chi attacca (altezza, peso, bilanciamento, ecc..)

Vari sono i metodi di allenamento

1) Il Kata -geiko è l'allenamento di base, si praticano le tecniche così come sono state tramandate; secondo un certo ordine, senza variazioni, con un certo ritmo. Sostanzialmente l'allenamento Kata (kata-geiko) serve per imparare, memorizzare per poter trasmettere.
2) Il Kagari-geiko è l'allenamento di gruppo e si può praticare linearmente, in cerchio oppure a croce.La pratica lineare consiste nel disporre in fila i vari attaccanti, i quali attaccheranno uno per volta, in sequenza. Nel modo circolare gli attaccanti (uke) si dispongono intorno a colui che si difende (tori) e colpiranno o attendendo uno sguardo di tori, oppure di propria iniziativa (attaccando anche due o tre per volta!). Scopo del kagari-geiko è di far acquisire al praticante la percezione spazio-temporale, con il tempo imparerà a diminuire il tempo di reazione, ad aumentare la varietà di tecniche utilizzate e ad avere più coscienza dello spazio circostante.
3) L'Oyo-geiko è un metodo di allenamento che consiste nell'applicazione di una certa tecnica variando il tipo di attacco rispetto a quello ideale, cioè tramandato, codificato. Ciò consentirà di padroneggiare completamente una tecnica. Con il tempo il praticante si specializzerà in un gruppo ristretto di tecniche (non più di dieci o quindici) che "sicuramente" riuscirà ad applicare contro diversi tipi di attacchi. In questa fase ci si appresta ad abbandonare "la base" studiata per tanto tempo (almeno dieci anni), con tanta perfezione.
4) Il Renzoku-geiko (allenamento di "concatenameto" della tecnica di difesa) consiste in una prima applicazione della tecnica di base, codificata, che verrà tempestivamente modificata in un'altra tecnica di base quando colui che si difende (tori) si accorgerà della mancanza di un elemento necessario all'applicazione della tecnica di base di partenza (es: assenza di sbilanciamento, l'avanzamento di una gamba anziché un'altra, ecc…).
5) Il Kaeshi- geiko è l'allenamento alle contro tecniche, il cui scopo è quello di acquisire sensibilità alla reazione di colui che attacca (uke). E' l'anticamera dell'allenamento libero (randoru) che è lo stadio più elevato di studio. In pratica è uno stadio in cui due praticanti, generalmente molto affiatati, cercano di cogliere un punto debole durante l'esecuzione della tecnica del compagno. E' un allenamento difficile, non privo di rischi di incidenti; per questo è praticato soltanto da studenti di grado superiore. Si parte da una tecnica di base e, se il compagno avverte un punto debole nell'esecuzione di questa, cerca di opporsi con un'altra tecnica adeguata. Occorre essere molto sinceri, perché bisogna resistere e reagire soltanto in caso di una reale imperfezione nella tecnica. In questa fase si abbandona la base, si praticano solamente le tecniche personalizzate anche se ogni tanto il praticante ritornerà ad allenarsi con i gradi inferiori praticando le tecniche di base nella maniera più precisa possibile, anzi soltanto adesso sarà pienamente cosciente della validità delle stesse.
6) Il Randoru-geiko (allenamento al movimento libero), da non confondersi con il randori del judo è il fine di tutti gli altri tipi di allenamento. Randori vuol dire "libertà di azione" intesa come mancanza di regole (ran in giapponese vuol dire caos, ribellione), no esistono più tecniche di base, non esistono più ruoli (colui che attacca e colui che si difende), essi vengono interscambiati a seconda delle necessità.
In questa breve sintesi è stato descritto esclusivamente il programma iniziale e la metodologia di allenamento del Daito -ryu Aikijujutsu, una scuola tradizionale di bujutsu che concentra il suo studio solo ed esclusivamente sull'efficacia delle tecniche, senza curarsi minimamente della loro estetica. Le tecniche del Daito-ryu aikijujutsu sono tecniche reali, tramandate immutate per quasi un millennio, nate dall'esigenza del guerriero professionista, il quale cercava soprattutto di sopravvivere nel corso di una battaglia.
Tutto ciò che era superfluo veniva obbligatoriamente eliminato.
E' importante sottolineare come tutte le tecniche sono eseguite in posizioni naturali, enfatizzando un buon equilibrio corporeo. Ciò consente al praticante l'apprendimento dell'arte anche in assenza di particolari doti atletiche e senza limiti di età.

Qualsiasi "acrobazia spettacolare" viene bandita a tutto vantaggio di una reale efficacia della tecnica..

METODO

Per il Maestro o Allievo "AIKI", la forza e' mentale.
Il corpo e' solo uno strumento. Se si allena soltanto il corpo, ne deriva uno squilibrio, e in età avanzata l'atleta soffre, deve sempre "tenersi in forma" anche se i suoi organi interni non sono in grado di sopportare lo sforzo muscolare necessario. Ma il corpo si limita a seguire la mente, e quindi l'uomo dell'Aiki addestra quest'ultima, sviluppando al massimo il proprio sistema nervoso, in modo da poter usare i muscoli con la massima efficenza.

Nel Kōsen Aiki Dojo miriamo all'applicazione dei metodi descritti di seguito, nel modo più flessibile, senza derogare dai princìpi fondamentali.

In sostanza facciamo sì che l'allievo possa trovare la propria via, la disciplina che meglio lo rispecchia. Sia essa a mani nude che con le armi, orientata all'agonismo o o più all'autodifesa.

Nella migliore tradizione della "Via", essa è peculiare di ogni singolo individuo, e non va "forzata" verso una serie di tecniche o una disciplina cui l'allievo si deve conformare.

Al contrario, nel nostro Dojo il singolo viene incoraggiato a sviluppare con naturalezza la propria vocazione marziale, nel grado e nella misura più conforme alla propria struttura fisica, mentale e intellettiva. Nessuna forzatura, dunque. Bisogna al contempo essere consapevoli, però, che il metodo non può derogare dall'impegno e dalla risolutezza con cui si affronta lo studio di una materia così vasta.

In sostanza, conoscendo i propri limiti, il metodo applicato consisterà idealmente nello spingerli più in la', fermandosi solo quando questi coincideranno con "il massimo risultato possibile" per l'allievo -"quell'allievo"-, diverso per età, agilità e predisposizione.
Questo significa, semplicemente, arrivare dare il meglio di sé.


In questa sezione approfondiamo concettualmente quanto premesso.

BUDO E BUJUTSU

Nell’Aikidō, come in altre arti marziali, si fa una precisa distinzione tra ciò che è “Dō”, ovvero “Via” e ciò che è “Jūtsu” ovvero “tecnica”. Quindi benché capiti di vedere i due termini Budō e Bujūtsu usati in modo intercambiabile, questo non è sempre corretto. La parola “Budō” è composta dai due caratteri sino-giapponesi “bu” che significa “guerra” e quindi “marziale” (da cui ad esempio “bushi”, ovvero soldato) e “dō” che riassume il significato di “via” in senso spirituale e filosofico, ovvero di una pratica per formulare degli obiettivi soggetti a giudizio filosofico e quindi seguire un sentiero ideale per raggiungere quegli obiettivi. La parola deriva dal sanscrito “marga” (con il significato di “percorso”) e nella cultura giapponese si innesta nella pratica sperimentale, nel senso di che la pratica è la norma per verificare una disciplina coltivata attraverso una forma d’arte. Quindi benché “spirituale e filosofica” il “Dō” chiama alla pratica e alla sperimentazione, non è semplicemente contemplativo, ma spinge a mettere in discussione con la pratica i principi dell’arte che si sta seguendo, sia essa la Cerimonia del Té (“Sadō” o “Chadō”), la via della Flessibilità (“Jūdō”), la via della Mano Vuota (“Karatedō”), la via della Scrittura (“Shodō”), la via della Spada (“Kendō”), etc. per diventare una “Via di vita” ovvero un modo di comportarsi nella vita di tutti i giorni. Nel Budō non c’è quindi un nemico esterno, ma semplicemente uno e un solo nemico interno che non può che essere quello rappresentato da sé stessi, ovvero il proprio ego da combattere.

La parola “Bujūtsu” e composta anch’essa da due caratteri sino-giapponesi: il primo è lo stesso “bu” già visto e il secondo ha il significato di “tecnica”, ovvero un metodo per arrivare a un obiettivo pratico. Quindi con “bujūtsu” si possono intendere tutte quelle tecnologie, conoscenze, tecniche e metodi per la guerra: in questo caso esiste un nemico esterno da vincere, esiste il concetto di confronto fisico volto a sconfiggere nel modo migliore il nemico, con minore dispendio di forze e per infliggere la perdita maggiore.